Una Mappa di Probabilità dell’Universo

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lunedì 20 giugno 2011

Viola di Marte - Paragioia

I VioladiMarte si affacciano sulla scena musicale con un disco realizzato quasi interamente in presa diretta, catturando ogni singola traccia come un'energia istantanea da fotografare. Riflessioni compositive e immediatezza nell'ascolto evidenziano la forte vena Rock e analogica della band.



Un mood molto personale che con l'ausilio di un violoncello, rhodes e vari synth dà vita ad una mistura di suoni che passa per armonie dal sapore aspro e Psycho Rock di estrazione anglosassone, al rock'n roll piu' autentico per finire con forti richiami al piu' intimo e sofisticato cantautorato italiano. Il progetto nasce agli inizi del 2009 con un nome dal significato evocativo e di libera interpretazione ma soprattutto da una pura e semplice esigenza comunicativa. VioladiMarte e' un concetto universale di tutto cio' che ruota intorno all'individuo "umano". Ne penetra gli aspetti piu' intimi, fino a toccarne ansie e paure, usa l'immaginazione soggettiva come metodo per guardarsi dentro e scoprirsi... La paragioia e' l'unico fenomeno che lega l'uomo all'uomo, un racconto in cui la musica sembra inscindibile da tutto il resto.

domenica 3 ottobre 2010

Tutto quello che Gandhi non ha detto

                        


"Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo"(Gandhi) 


Sono di nuovo io, Carmine Arbusti, terzino per necessità, amministratore di condominio per scelta. Io me la ricordo bene quella partita dei play off: il mister mi disse: Qualunque cosa succeda tu non staccarti da Lombardi, marcalo a vista. Però Lombardi era una mezza sega, e io su quella fascia correvo come un dannato. Avrò fatto dodici cross, tutti perfetti, ma tutti inutili. Colpa del mio attaccante, quello invece di pensare ad allenarsi si doveva sbattere la commessa di "Intimissimi", mica poteva rendere poi in campo, se passava le giornate ad incornare nella stanza da letto, giusto?


Io invece sono sempre stato un tipo serioso, ma il calcio è un gioco, non è come la faccenda del condominio. Insomma, morale della favola, su quella fascia io cho lasciato la mia caviglia migliore, la partita labbiamo persa ai rigori, si quel testa di cazzo di De Marco se l’è fumato, lo dovevo tirare io, ma con una caviglia sola non potevo proprio.. è andata così. Mi sono rifatto molti anni dopo, però…

Come diceva Gandhi, "sono le azioni che contano, sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo", e allora io che voglio veder tornare l'ordine e la disciplina nel mondo a cominciare dal condominio, agisco di conseguenza e promulgo le leggi fascistissime che aboliscono il diritto dei gatti dei condomini a manifestare la loro voglia di montare la gatta dell'igienista dentale del secondo piano con schiamazzi notturni sotto la mia finestra, nonché abolisco il diritto dei condomini di sesso maschile a manifestare la loro voglia di montare l'igienista dentale istessa.

Però c’è da dire questo, Gandhi il grande teorico della non violenza e della moda del digiuno come atto di protesta pacifico non ha mai dovuto sorbirsi una riunione di condominio; mi sarebbe piaciuto vederlo allopera, in quella baraonda di voci, emozioni ed esibizioni epidittiche: quelli vogliono il sangue, qualcuno vorrebbe strapparmi il cuore; che ne sanno quelli che me chiamaveno er killer per i calci che davo agli attaccanti.  Non si ha bisogno di essere felici per ricominciare, lho letta dentro un bacio perugina, questa. Eh... che volete, ogni tanto faccio pure io uno strappo alla regola, e adesso mi sono deciso, andrò ad allenare la squadretta di mio nipote, mi è tornata la voglia di respirare campetti polverosi e spogliatoi. Sapete, certe volte è dura essere un amministratore di condominio, e poi mica sono Gandhi io, anzi, voto per quello là, il Trenet mancato di Arcor man! Diversamente pettinabile come direbbe Dario Cassini.

sabato 25 settembre 2010

Gandhi non era amministratore di condominio

Nella vita uno mica se lo sceglie il lavoro. Passi la tua adolescenza su un campo di calcio a correre sopra e sotto su quella dannata fascia, facendo cross che poi quella mezza sega di attaccante che ti ritrovi in squadra non è capace di convertire in goal. Mica è sempre facile, direte voi, giusto? Qualche volta la cazzimma ti ha portato a dribblare tutto e tutti, inclusi i gufaggi del tuo mister, che non sia mai detto: "Quello lì terzino deve giocare, non spariamo minchiate! E' basso! Mo' che faccio? Mi metto uno basso lì davanti?!?" Gianfranco Zola, Vincenzo Montella e Totò Schillaci erano tutti giganti, infatti, vero? Ma nella vita uno il suo ruolo non se lo sceglie. Prendete il mio caso. Volevo fare il giudice io; mettere le cose a posto, dare ordine e disciplina in questo marasma di sistema, che poi io mica l’ho capito perché è tutto così incasinato! Che lo sapete voi, per caso?

Insomma, magari giudice era un po’ troppo, papà faceva il postino, e da quello che mi dicono bussava almeno tre, quattro volte, e non sono solo storielle. A me è andata molto meglio però: dopo aver attaccato le scarpette al chiodo sono diventato uno che conta. Che lavoro faccio? Eh, ma come, non lo avete già capito?

Aho, siete de coccio, però: faccio l’amministratore di condominio. Sissignore, non è cosa da tutti, ma sono sempre stato un po’ "amorevole testa de cazzo", me lo dico da solo, e così facciamo prima. Credo che nessuno nella vita possa scegliere il proprio mestiere. Ho sentito dire che anche il nostro Premier, il Silvio Nazionale, avesse altri progetti “in testa”; tipo voleva essere il Charles Trenet italico, mi pare.

Figuratevi. Io volevo essere il nuovo Falcao, ma il destino ha voluto scegliere una strada diversa, e una caviglia intera almeno mi è rimasta, problemi non ce ne sono, se è per questo...

Ogni mattina ti svegli, dai un bacio alla tua compagna e scendi in trincea, perché non è un lavoro per moscibecchi l’amministratore di condominio. E io non sono né babbo natale né il presidente del consiglio, e anzi come dico ogni giorno: “Gandhi non era certo un amministratore di condominio, ma io, Carmine Arbusti, invece si, e credetemi se ve lo dice uno che non per niente mica è gandhiano convinto: voto per quello che voleva fare il Trenet italiano e ne son fiero, io!

Special thanks to Dario Cassini

 

venerdì 24 settembre 2010